Le prime dosi di vaccino anti-covid arriveranno a dicembre

Le prime dosi di vaccino anti-covid arriveranno a dicembre

Dunque, alla fine della sperimentazione del vaccino anti-covid di Oxford manca poco. Il processo di finalizzazione è previsto per fine ottobre.

“Se le ultime fasi di preparazione, il cosiddetto ‘rolling review’, del vaccino anti-covid Oxford-Irbm Pomezia-Astrazeneca saranno completate nelle prossime settimane, le prime dosi saranno disponibili all’inizio di dicembre”. Così il premier Giuseppe Conte ha annunciato la buona notizia. Moderna, l’azienda statunitense di biotecnologie fondata nel 2010 attiva nell’ambito della ricerca e lo sviluppo di farmaci basati sull’RNA messaggero, pubblicherà i risultati dei test entro novembre.

Iniziate le produzioni di dosi

Intanto alcuni impianti sparsi nel globo hanno già iniziato la produzione delle prime dosi. Tra questi l’enorme hub indiano del Serum Institute, produttore di farmaci immunobiologici inclusi i vaccini in India, capace di produrre già nei prossimi mesi un miliardo di dosi del vaccino di Oxford.

L’Ema, l’agenzia che regola i farmaci in Europ, è partita con la revisione dei dati, sia del candidato di Oxford, prodotto dall’azienda anglo-svedese Astra Zeneca con la collaborazione della biotech di Pomezia Irbm, sia del vaccino di BioNTech e Pfizer, che hanno annunciato le prime dosi per la fine dell’anno. Per ciò che riguarda l’Italia la ditta Catalent di Anagni, che si occuperà dell’infialamento del vaccino di Oxford per tutta Europa.

“Già all’inizio di dicembre avremo i primi due o tre milioni di dosi” ha spiegato Conte. “Altri milioni ci arriveranno subito dopo. La Commissione europea ha commissionato ad Astra Zeneca e ad altre società alcune centinaia di milioni di dosi. Penso che per contenere completamente la pandemia dovremo aspettare comunque la prossima primavera”.

Categorie a rischio

Il ministro della Salute Roberto Speranza aveva indicato le categorie a cui dare la precedenza, ovvero operatori sanitari, forze dell’ordine e anziani nelle Rsa. Successivamente, arrivare a coprire tutta la popolazione sarà un lavoro che richiederà mesi o anni. La maggior parte dei vaccini allo studio (Oxford incluso) prevede un richiamo uno o due mesi dopo la prima dose.

Andrea Crisanti, direttore del laboratorio di  microbiologia dell’università di Padova, ha un’idea diversa sulla tempistica del vaccino: “Non penso che se ne parli prima del 2022. Solo allora tutti potranno avere accesso a un vaccino che funzioni”.

Human Challenge

La Gran Bretagna ha autorizzato un cosiddetto “Human Challenge”. Si tratta di uno studio controllato sull’infezione umana. Un tipo di sperimentazione clinica per il vaccino che comporta l’esposizione intenzionale del soggetto in esame alla condizione testata. Il vaccino sarà iniettato su alcuni volontari a cui verranno inoculati piccole dosi di virus. In questo modo sarà possibile controllare in tempi rapidissimi l’efficacia dell’immunizzazione. Il vantaggio, seppur rischioso per le persone sottoposte alla sperimentazione, permette di valutare in poche settimane quanto un vaccino è efficace.

Lo Human Challenge, coordinato dall’Imperial College di Londra, coinvolgerà fino a 90 volontari fra i 18 e i 30 anni, che riceveranno un’iniezione di coronavirus, in quantità minime, nelle narici, poi saranno isolati in un a struttura ad hoc, sottoposti a stretto isolamento.

Moderna ha annunciato di poter distribuire le prime dosi di vaccino anti-covid a dicembre. “Faremo una richiesta di autorizzazione di emergenza alla Fda” ha annunciato sul Wall Street Journal il Ceo Stéphane Bancel. L’Fda è l’ente regolatorio statunitense chiamato a valutare l’efficacia e la sicurezza dei nuovi vaccini. I candidati in sperimentazione sull’uomo sono circa trecento nel mondo, 35 nella fase uno di sperimentazione sull’uomo, 19 nella fase due e 11 nella fase tre, quella finale.

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