I test sui vaccini anti-Covid non danno buoni risultati

I test sui vaccini anti-Covid non danno buoni risultati

Ci sono alcuni problemi riguardo i test sui vaccini anti-Covid sperimentati negli Stati Uniti.

A settembre scorso non sono andati molto bene nemmeno i test di AstraZeneca che hanno comportato un temporaneo stop alla sperimentazione. Questa volta è toccato a due altri candidati vaccini, quello di Moderna e quello di Pfizer. I cinque volontari che stanno partecipando alle sperimentazioni hanno avuto “effetti collaterali”, tra cui febbre alta, dolori muscolari, mal di testa e spossatezza, dopo essersi sottoposti all’inoculazione dei preparati. Le controindicazioni, racconta l’emittente americana Cnbc, sono durate appena un giorno, ma sono stati particolarmente gravi e debilitanti.

I volontari

“Se il vaccino dovesse rivelarsi efficace contro Covid-19”, – attualmente in fase III – ha spiegato una donna che si è sottoposta alla sperimentazione di Moderna alla Cnbc, “bisognerà prepararsi a possibili effetti collaterali. La prima dose non è un grosso problema, ma la seconda vi metterà sicuramente a tappeto per una giornata intera. Preparatevi a prendere un giorno libero”, ha aggiunto. La donna ha riferito di aver sofferto di un forte mal di testa che l’ha debilitata per tutto il giorno. “Spero -ha aggiunto- che il vaccino funzioni. Ma chi lo produce deve spiegare bene ai pazienti quali sono gli effetti collaterali”.

Luke Hutchinson, un informatico quarantaquattrenne residente nello Utah, dopo essersi sottoposto alla seconda dose del vaccino di Moderna ha avuto brividi, tosse, mal di testa, difficoltà a respirare e temperatura corporea superiore a 38 gradi centigradi. Insomma, una sintomatologia che ha definito “del tutto simile a quella di Covid-19”.

Due dei partecipanti al trial clinico di Pfizer, racconta il New York Post, hanno avuto più o meno lo stesso decorso, lamentando sintomi parainfluenzali brevi ma molto intensi, tanto che uno di loro si è rotto un dente a causa dei brividi di freddo.

Il caso AstraZeneca

Per ciò che riguarda il vaccino che AstraZeneca sta sviluppando insieme a ricercatori dell’Università di Oxford, con un contributo italiano, c’è un contratto firmato ad agosto dalla Commissione europea con l’azienda farmaceutica per far sì che le dosi arrivino il più rapidamente possibile nei Paesi dell’Unione. Da noi si aspettavano i primi lotti già a novembre.

“Bisogna aspettare”

Walter Ricciardi, incaricato dal ministro alla Salute Roberto Speranza di seguire proprio la questione dei vaccini anti coronavirus, spiega che adesso “bisogna aspettare. È normale che nello sviluppo di farmaci o vaccini succedano cose di questo tipo, cioè si incontri una reazione avversa grave”. A questo punto i ricercatori devono chiarire se il volontario “ha avuto problemi a causa del vaccino o indipendentemente da questo – procede Ricciardi – Non conosciamo la natura della reazione, aspettiamo che venga fatta la verifica e si sottoponga quella persona a tutti gli accertamenti”.

L’evento avverso

Ogni ricerca su farmaci e vaccini ha un comitato indipendente che valuta la sicurezza e quindi le reazioni avverse. Se ce n’è una anomala e non spiegabile il comitato può interrompere l’arruolamento e lo studio. Gli esperti ricontrollano tutte le cartelle cliniche degli altri casi testati, per cercare eventuali segnali di reazioni. Solo dopo aver escluso ogni possibile legame con la reazione avversa, la sperimentazione può riprendere. “I test sui vaccini, anche quelli anti Covid, nonostante l’emergenza pandemica, sono severi, rigorosi e affidabili – spiega Piero di Lorenzo, ad di Irbm – Prova di questo è stata la sospensione volontaria della sperimentazione da parte di AstraZeneca del vaccino anti Covid messo a punto dal nostro istituto di ricerca Irbm assieme all’università di Oxford”.

Le dosi per l’Italia

L’Italia avrebbe dovuto ricevere tra le 2 e le 3 milioni di dosi come prima fornitura a novembre e somministrarle a persone a rischio. A questo punto, anche se tutto si risolverà, si slitta perlomeno a dicembre. Il nostro Paese era stato incaricato, insieme a Germania, Francia e Olanda di individuare le farmaceutiche sulle quali investire perché avevano in corso le sperimentazioni più promettenti. Alla conclusione di quel lavoro, il 14 agosto, la Commissione europea ha chiuso l’accordo preliminare con AstraZeneca per “l’acquisto di un potenziale vaccino contro la Covid-19 anche al fine di donarlo a Paesi a reddito medio-basso o ridistribuiro ai Paesi dello spazio economico europeo”. La Commissione “ha concordato un quadro contrattuale che permetterà, non appena siano dimostrate la sicurezza e l’efficacia del vaccino, l’acquisto per conto degli Stati membri dell’Ue di 300 milioni di dosi, con un’opzione di altri 100 milioni”.

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