La mutazione del Covid: la storia biologica del virus

La mutazione del Covid: la storia biologica del virus

Essendo un’entità biologica, il covid-19 ha una storia. Diciamo, per semplificare, che ha un albero genealogico. Ecco le tappe della mutazione del Covid.

Pur essendo molto giovane, il virus è in grado di darci delle informazioni molto importanti. La maggior parte di ciò che sappiamo su questo virus deriva dalle analisi genetiche. La prima sequenza completa del genoma del sars-cov-2 è stata letta in un paziente che lavorava in un mercato del pesce nella metropoli cinese di Wuhan, ricoverato in ospedale il 26 dicembre con sintomi di quella che si è rivelata una nuova malattia.

La sequenza ha mostrato che la malattia era causata da un nuovo coronavirus imparentato con un gruppo di virus presenti nei pipistrelli. I coronavirus sono virus e generalmente presentano alti tassi di mutazione. Tuttavia la maggior parte dei coronavirus fa eccezione a questa regola, perché il loro enzima per la replicazione dell’Rna ha una funzione di controllo.

I genomi

Da quel giorno sono stati sequenziati decine di migliaia di genomi del virus in tutto il mondo, e i risultati sono stati inseriti in un albero genealogico in crescita costante curato dal Nextstrain. Seppur all’inizio sembrasse non esserci cambiamenti, da quel momento sono cominciate le mutazioni. La prima è stata rilevata il 17 gennaio nella provincia cinese di Yunnan. Due giorni dopo, negli Stati Uniti, è emersa una seconda sequenza identica alla precedente.

Dall’inizio della pandemia si sono registratesei mutazioni in un genoma da trentamila basi

Il nuovo lignaggio ha cominciato a circolare in Asia e presto è diventato abbastanza comune da essere classificato come “clade”, ovvero un lignaggio che rappresenta almeno il 20 per cento dei casi all’interno del suo ramo dell’albero genealogico. Con l’analisi di nuovi campioni si è visto che il nuovo clade era in realtà apparso alla fine del 2019, dunque è stato chiamato 19B per distinguerlo dall’originale 19A. Per il resto del 2019 e per le prime settimane del 2020, questi due cladi (19A e 19B) sono rimasti gli unici.

Alla fine di gennaio un nuovo lignaggio è apparso in Australia ed Europa.

Questo lignaggio, che ha ottenuto presto lo status di clade e il nome di 20A, ha dominato le epidemie europee dell’inizio del 2020. Da allora si è evoluto in altri due cladi, il 20B, apparso in Europa, e il 20C, predominante in Nordamerica.

Ad oggi, tutti e cinque i cladi producono di continuo nuovi lignaggi, ma nessuno è abbastanza comune da aver ottenuto lo status di clade. I cinque cladi sono presenti in tutto il mondo. Il prossimo clade che emergerà sarà chiamato 20D se si manifesterà quest’anno.

Mutazione lenta

Secondo un’analisi condotta da una squadra del Walter Reed Army Institute of Research di Silver Spring, in Maryland, il virus si è evoluto “minimamente” da dicembre.

“Il genoma del sars-cov-2 è estremamente stabile”, sottolinea Samuel Díaz-Muñoz, virologo dell’università della California a Davis. “Dall’inizio della pandemia abbiamo registrato sei mutazioni in un genoma da trentamila basi”.

A maggio una mutazione, D614G, aveva attirato l’attenzione dopo che una squadra internazionale aveva annunciato che si stava diffondendo rapidamente, forse perché era più contagiosa anche se meno mortale. Tuttavia non esistono prove a sostegno di questa tesi. Secondo la squadra del Walter Reed tutti i virus attualmente in circolazione sono abbastanza simili da consentire a un vaccino efficace di immunizzare il soggetto da tutte le varianti.

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